STUDY ARCHITECTURE & INTERIOR DESIGN

THE ART OF ARCHITECTURE

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Rilievi & Restituzioni Fotogrammetriche

Posted by archibonarrigo on December 9, 2009 at 6:20 PM


Rilievi e Restituzioni Fotogrammetriche


Rilievi, strumentali con stazione totale laser di facciate storiche, facciate digrandi dimensioni, elementi strutturali, e di tutti gli elementiriconducibili a rilievo fotogrammetrico.

 

► Con l' appoggio di rilievi fotografici in alta risoluzione, restituiamol'oggetto rilevato, in maniera estremamente capillare e precisa,consegnando al committente, la fotografica rototraslata perfettaente inscala, e la conversione in formato dwg vettoriale, sia degli elementipropri (finestre, porte, greche), sia degli elementi derivati (crepe,fessure, distacchi di intonaco,ecc).La consegna avviene in formato dwg © secondo la release scelta,georeferenziato.


Rilievo



Restituzione Fotogrammetrica






Grafica 3D Rendering di Esterni


Rendering, di esterni in grado di ambientare il modello tridimensionale inqualsiasi situazione atmosferica e ambientale. La possibilità dirichiedere rendering notturni o diurni, scegliendo in anticipol'intensità di luce che la committenza riterrà più opportuna.


► Valorizzazione del progetto architettonico aggiungendo un alto grado direalismo e un pizzico di fantasia. Il render finale verrà sviluppatosfruttando le migliori angolazioni e viste, risaltando al meglio iparticolari architettonici e creativi del progetto.

 



Designer architetto Bonarrigo

 

 

Global Architecture srl © architect designer bonarrigo


 

Corso Vittorio Emanuele ≈ 20152 ≈ Milano ≈ Italy


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38 Comments

Reply archibonarrigo
3:47 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cos'è la "lana di roccia" e a cosa serve...

La lana di roccia è un materiale naturale, altamente termoisolante, e per la sua struttura a celle aperte è anche fonoassorbente.

Di origine vulcanica è stato scoperto per la prima volta nelle isole Hawaii.

E' usata per isolare termicamente e acusticamente edifici o singoli ambienti


Collegamenti esterni

* www.rockwool.it schede tecniche approfondite
* www.passive-on.org/it/ Il Progetto Passive-On
Reply archibonarrigo
3:49 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Che cos'è il decibel e come si calcola...

Il decibel è l'unità di misura convenzionale con la quale in acustica si indica il livello del fenomeno acustico. La relazione che lega la sensazione sonora al fenomeno che l'ha generata è di tipo esponenziale e non lineare. Per cui si è riscontrato che raddoppiando la pressione emessa da una sorgente, non segue un raddoppio della sensazione sonora, ma al contrario si avrà un aumento maggiore.
Da queste considerazioni, nasce una misurazione di tipo logaritmico: il decibel (indicativamente, ad un aumento dell'intensità sonora di 3 decibel corrisponde circa un raddoppio della percezione soggettiva del rumore).

Il decibel (dB) è definito come: 10 * log10P/P0

dove P è la misura in Pa(Pascal) della pressione sonora e P0 è il livello standard di riferimento, cioè il livello minimo di udibilità stabilito in 20 micro pascal, essendo questo il più piccolo valore di pressione in grado di produrre una sensazione sonora in un orecchio normale (prescindendo per il momento dalla dipendenza di tale sensazione dalla frequenza). Il valore 0 di questa scala deve quindi essere definito con una convenzione, consistente nel fissare un valore di riferimento a cui far corrispondere lo zero e a cui rapportare i valori delle grandezze in esame.
E' bene quindi sottolineare che il dB non è una unità di misura, ma un modo di esprimere una certa misura: esso è adimensionale.
Reply archibonarrigo
3:50 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Quali sono le modalità di trasmissione del rumore e quali i limiti di intensità sonora all'interno degli edifici per garantire condizioni di benessere acustico...

http://www.vr.archiworld.it/doc/corsi/9/Acustica%20architettonica
.pdf
Reply archibonarrigo
3:51 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Quali sono e quali proprietà devono avere i materiali isolanti acustici...

I materiali con capacità fonoassorbenti devono essere in grado di intrappolare l?energia di vibrazione delle onde sonore e di dissiparla, trasformandola in calore a mezzo degli attriti, in modo tale che la quantità di energia sonora trasmessa sia molto ridotta rispetto a quella assorbita.
E? evidente che inserendo uno strato di materiale fonoassorbente nell?organizzazione di un divisorio, si ha un notevole miglioramento acustico fornito da quest?ultimo. Se lo strato o l?elemento fonoassorbente si affaccia direttamente nell?ambiente dove si trova la sorgente di rumore, si avrà anche una notevole riduzione della riflessione delle onde sonore nell?ambiente stesso. Risultano dotati di capacità fonoassorbente tutti i materiali porosi e fibrosi specie se caratterizzati da basso peso unitario. In ogni caso il coefficiente di assorbimento, inteso come frazione di energia non riflessa e non trasmessa, è funzione della frequenza incidente così come delle modalità di assemblaggio e messa in opera dell?elemento assorbente. Le principali soluzioni adottate per aumentare l?assorbimento di superfici affacciate su ambienti fonti del rumore sono: strati porosi, piastrelle acustiche, pannelli vibranti, risuonatori ecc. Qualora lo strato di materiale poroso sia di dimensioni limitate, il coefficiente di assorbimento dello stesso viene ridotto dalla porzione di suono riflessa dalla superficie rigida retrostante. Lo strato può essere installato anche ad una certa distanza dalla parete, in modo tale da incontrare l?onda incidente in punti dove la velocità delle particelle d?aria è massima, ne consegue a parità di altre condizioni, un più alto assorbimento.

fonte: architetto pasquale bonarrigo
Reply archibonarrigo
3:55 PM on March 28, 2010 
Acustica architettonica:

la trasmissione del suono...

Collegamenti esterni :

http://www.vr.archiworld.it/doc/corsi/9/Acustica%20architettonica
.pdf
_____________________________________________________
Reply archibonarrigo
3:58 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

La capriata (o incavallatura o cavalletto) è un elemento architettonico, tradizionalmente realizzato in legno, formato da una travatura reticolare piana posta in verticale ed usata come elemento base di una copertura a falde inclinate. La capriata ha il vantaggio di annullare le spinte orizzontali grazie alla sua struttura triangolare nella quale l'elemento orizzontale (catena) elide le spinte di quelli inclinati (puntoni): rientra quindi tipicamente tra le strutture non spingenti dell'architettura.

* Due puntoni (o braccia o biscantieri): sono le travi inclinate che determinano la pendenza del tetto.
* Catena (o corda o tirante): è l'elemento orizzontale che costituisce la base del triangolo e che supporta sforzi di trazione che altrimenti andrebbero a gravare, sotto forma di forza orizzontale sul punto di appoggio dei puntoni.
* Monaco (o ometto o colonnello): è l'elemento verticale.
* Saette (o contraffissi o razze o contropuntoni): sono gli elementi con inclinazione opposta a quella dei puntoni che limitano l'inflessione dei puntoni stessi, scaricando sul monaco la forza di compressione a cui sono sottoposte.
* Controcatena: presente solo in capriate di grandi dimensioni, collega orizzontalmente i puntoni in punti intermedi e limita la lunghezza di libera inflessione di questi. Differentemente dal nome che ricorda quello di un elemento teso, non risulta soggetta a trazione ma a compressione, dal momento che forma una sorta di arco a tre conci con i sottopuntoni.
* Sottocatena, sottopuntone: eventuali travi di rinforzo poste a contatto al di sotto o al di sopra - rispettivamente - della catena o dei puntoni.

Quando la capriata fa da ossatura di un tetto alla lombarda, su di essa vengono appoggiate delle travi perpendicolari. Quella alla sommità è detta colmareccio, mentre quelle che poggiano direttamente sui puntoni si chiamano arcarecci (o terzere quando suddividono la falda in tre parti). Su arcarecci e colmareccio sono poi appoggiate ulteriori travi perpendicolari, dette travetti o travicelli, che scendono in obliquo parallele ai puntoni. Sui travetti poggiano i listelli o correntini che a loro volta sostengono il manto di copertura che può essere realizzato in coppi o tegole curve, in coppi ed embrici, o in tegole stampate.

Nei tetti alla piemontese, invece, la capriata sostiene - mediante un gattello o mensola (vincolato al monaco) oppure con una traversa (vincolata a monaco e puntoni) - una trave di colmo posta a quota più bassa rispetto alla testa del monaco; su questa trave di colmo poggiano uno o più falsi puntoni per falda (che formano dei falsi cavalletti intermedi fra due capriate) complanari ai puntoni, sui quali poggiano degli arcarecci che possono sostenere dei travetti o direttamente i listelli a sostegno del manto.


fonte: architetto pasquale bonarrigo
Reply archibonarrigo
4:01 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Statica della capriata...

La capriata ha la sua forza dalla sua struttura di ripartizione in triangoli. Basilare è la coesione tra i suoi vari elementi: puntoni e catena sono chiusi agli angoli da incastri (marginali semplici o a doppio dente cuneiforme) e rinforzati da più staffe in ferro che le tengono unite e ferme.

Nelle capriate in legno il monaco viene collegato alla catena in due modi differenti:

* con dei ferri ad U o delle cravatte collegate al monaco ma non alla catena realizzando un appoggio per quest'ultima. Il monaco è debolmente teso ed ha essenzialmente il compito, oltre a quello di limitare la flessione della catena, di assicurare il collegamento tra i puntoni e la complanarità della struttura, in quanto collega tutte le aste. Questa connessione è classica del Rinascimento ed è quella che appare sulla manualistica ottocentesca. Tenendo presente il compito del monaco si comprende la possibile spiegazione del nome: il monaco è un elemento che non ha uno scopo apparentemente fondamentale (la statica non viene migliorata sostanzialmente) ma che regola e garantisce silenziosamente il buon andamento di tutto, come fanno i monaci con la preghiera e il loro lavoro intellettuale e materiale.

* con un collegamento a cerniera, realizzando una travatura reticolare vera e propria. Questo tipo di connessione, propria del Medioevo, garantisce una maggiore efficienza, cosicché a parità di materiale, una capriata con collegamento monaco-catena a cerniera resiste a carichi superiori rispetto alla capriata utilizzata a partire dal Rinascimento.

La capriata è soggetta a sforzi di trazione (il monaco e soprattutto la catena), compressione (le saette) e pressoflessione (i puntoni).

Nell'Ottocento la nascita della teoria classica delle reticolari ha fornito alcuni metodi grafici per la quantificazione (a costo di numerose semplificazioni) delle azioni negli elementi componenti la capriata (metodo delle sezioni o di Ritter, metodo di equilibrio dei nodi, metodo di Cremona).

Già dalla fine dell'Ottocento gli studi sulla teoria dell'elasticità (in particolare il teorema di Castigliano) avevano fornito strumenti adatti a un'analisi più corretta del problema. La complessità dell'impostazione fisico-matematica dello schema statico ne limitava però l'applicazione a casi eccezionali. Alcuni studi proposero formule pre-elaborate per determinate tipologie di capriata per eliminare l'onere dell'impostazione del problema, senza però poter eliminare la laboriosità dei calcoli.

Per questi motivi i metodi grafici sono rimasti in uso nella pratica corrente fino all'avvento dei computer.

N.B.
Una capriata francese. Rispetto a quella italiana monaco e catena si toccano.

fonte: architetto pasquale bonarrigo
Reply archibonarrigo
4:03 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Che cos'è una trave a spessore...

Sono travi la cui altezza è compresa nello spessore del solaio, sono spesso usate negli edifici d'abitazione che non richiedono luci troppo elevate.
La forma della sezione è di solito sensibilmente appiattita poiché, restando fissata l'altezza in misure generalmente inferiori a quelle derivanti dai proporzionamenti ordinari, la larghezza, derivante dalla condizione di resistere alle sollecitazioni massime, risulta notevole.
Con le travi a spessore conviene, quando è possibile, impiegare solai con soletta di calcestruzzo che, collaborando con la trave, contribuisce ad aumentare il momento d'inerzia della sua sezione retta e a diminuire quindi la deformabilità. Infatti, le travi a spessore risultano in genere sensibilmente più deformabili delle travi con nervatura sporgente, e una eccessiva deformabilità può causare lesioni alle tramezzature, e alle pavimentazioni.
Generalmente l'altezza di tali travi è bene che non sia inferiore a 1/20 della luce massima, quindi spesso è opportuno adottare solai di spessore leggermente sovradimensionato e, nel caso di maglie rettangolari, disporre le travi nella direzione del lato più corto.
Un problema particolarmente delicato per le travi in spessore è quello relativo al trasferimento del taglio in corrispondenza dei pilastri, infatti, avendo questi larghezza in genere sensibilmente inferiore a quella delle travi, tendono a punzonarle.
Se le tensioni tangenziali medie superano i valori limiti consentiti dalla normativa, è indispensabile disporre convenienti armature che possono essere costituite da ferri piegati, possibilmente di piccolo diametro e molto ravvicinati al pilastro, talvolta, in alternativa, s'impiegano staffe disposte attorno al pilastro, che hanno la funzione di cerchiatura.

Per quanto riguarda l'armatura d'intradosso delle travi, la normativa italiana prescrive che, in corrispondenza di ciascuna sezione estrema, essa debba essere tale da resistere, con adeguato ancoraggio, ad uno sforzo pari al taglio relativo.
Almeno due barre superiori devono essere mantenute all'estradosso, per l'intera estensione, con funzione di reggistaffe e analoga disposizione deve essere adottata, per l'intradosso.
Sempre secondo la normativa le staffe devono assorbire non meno del 40% del complessivo sforzo di scorrimento. Di solito le staffe sono mantenute di diametro e passo costanti per l'intera lunghezza della trave.
Reply archibonarrigo
4:13 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Il solaio Varese è un solaio in laterocemento con travi portanti prefabbricate e tavelle di laterizio forato in duplice ordine (solaio plafone a camera d'aria), soletta di cemento di 3 cm che collega e completa tutto il sistema.



vedi

* http://it.wikipedia.org/wiki/Solaio_Varese
* books.google.it
Reply archibonarrigo
4:15 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Il solaio Varese è un solaio in laterocemento con travi portanti prefabbricate e tavelle di laterizio forato in duplice ordine (solaio plafone a camera d'aria), soletta di cemento di 3 cm che collega e completa tutto il sistema.



vedi

* http://it.wikipedia.org/wiki/Solaio_Varese
* books.google.it
Reply archibonarrigo
4:18 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cos'è un solaio in laterocemento...

I solai in laterocemento sono solai in cui ad elementi in calcestruzzo armato, normalmente travi con funzioni prevalentemente resistive-strutturali, si uniscono elementi in laterizio con funzioni prevalentemente di alleggerimento e di coibentazione, generalmente blocchi (tipo tavelle, tavelloni e tavelline oppure pignatte).
Sono classificati come strutture miste poichè ottenute dall'assemblaggio di questi due tipi di materiale che hanno fra loro buona affinità.
Gli elementi in laterizio possono essere collaboranti con la struttura in calcestruzzo ai fini della staticità.
Il laterizio viene usato per delimitare, con le sue pareti, i canali all'interno dei quali viene disposta l'armatura di acciaio e che, successivamente, vengono riempiti di calcestruzzo.
Questi canali, a calcestruzzo indurito, rappresenteranno le nervature resistenti dell'intera struttura. La funzione resistiva può essere assunta in parte anche dal laterizio che, nello specifico, presenterà particolari requisiti e forme.
I solai in laterocemento possono essere fatti in opera, parzialmente in opera o prefabbricati e sono la tipologia più diffusa tra le strutture piane orizzontali adoperate nell'edilizia comune.
Nel caso di solai parzialmente o totalmente prefabbricati, l'armatura è contenuta all'interno dei componenti prefabbricati.
I solai in laterocemento con travi prefabbricate sono molto diffusi nell'edilizia contemporanea.
La tipologia delle travi può variare, ma in generale tutti i solai in laterocemento sono piuttosto leggeri e garantiscono un buon isolamento termo-acustico, hanno una notevole rigidezza flessionale e ripartiscono in maniera uniforme i carichi sugli appoggi. Infine, non necessitano di impegnative opere di casseratura e risultano di rapida e semplice esecuzione.
Di norma alla travi si associano le pignatte (collaboranti o meno), ma quando è necessario realizzare solai ad intercapedine può essere vantaggioso il ricorso al solaio con travi di tipo "Varese" (detto anche solaio "Varese"), insieme ad elementi di alleggerimento tipo tavelloni o tavelle.
Se si prevedono in fase di montaggio elementi di plafonatura rimovibili, la camera d'aria può essere ispezionabile.

vedi * http://it.wikipedia.org/wiki/Solaio_Varese *

vedi * books.google.it*
Reply archibonarrigo
4:21 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Quali sono i principali tipi di fondazioni...

Le strutture di fondazione collegano le strutture di elevazione al terreno, in modo tale da garantire che queste ultime siano sostenute dal terreno stesso. Dovrà pertanto sussistere una condizione di equilibrio fra le sollecitazioni trasmesse dalla sovrastruttura e la reazione del suolo.
A tal fine si dovrà sempre verificare il comportamento del suolo per determinarne la sua resistenza in rapporto alle sollecitazioni trasmesse dalle fondazioni.
Il criterio di resistenza del terreno viene stabilito in funzione delle caratteristiche meccaniche del suolo e delle caratteristiche geometriche della fondazione.
Si determina il valore della tensione al limite del collasso per il terreno e si fissa come carico ammissibile quello corrispondente ad un terzo del carico limite.
Le fondazioni si suddividono in:
-fondazioni dirette, possono essere isolate (plinti) o continue (travi rovesce e platee) e trasferiscono al terreno i carichi superiori per semplice appoggio sul piano di posa di una superficie più o meno estesa;
-fondazioni indirette o profonde (plinti o travi su pali) trasmettono i carichi a strati di terreno non superficiali utilizzando particolari strutture (pali) e con modalità differenti dalla semplice posa.

La scelta della tipologia fondale da adottare è di volta in volta condizionata dalla natura del terreno su cui si deve intervenire.

Fonte: architetto pasquale bonarrigo

http://www.bonarrigo.tk
Reply archibonarrigo
4:24 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cosa dice la Legge 13/1989 circa le barriere architettoniche...

Legge 13/1989.
Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati (9 gennaio 1989)

Le prime disposizioni tecniche per il superamento delle barriere architettoniche sono contenute nella Circolare Ministeriale del 19 giugno 1968, successivamente riprese ed ampliate dal D.P.R. del 27 aprile 1978 che costituisce un punto fondamentale nella disciplina della materia, soprattutto per quanto riguarda le direttive di progettazione senza barriere architettoniche negli edifici pubblici a carattere collettivo e sociale.
La legge 13 del 1989 affronta le problematiche della progettazione senza barriere nell'ambito dell'edilizia residenziale, quindi negli edifici privati di nuova costruzione, negli interventi di ristrutturazione, negli spazi esterni di pertinenza e di accesso.
Precedentemente le prescrizioni normative si riferivano alle opere ed agli edifici pubblici e privati ?aperti al pubblico?, e poco significativamente agli interventi di edilizia residenziale pubblica. Con la legge 13 le disposizioni per favorire la fruizione degli spazi vengono estese a tutti gli edifici privati, residenziali e non, in sede di nuova costruzione o di ristrutturazione degli stessi.
Il 14 giugno dello stesso anno viene emanato il D.M. 236, il Regolamento di attuazione della Legge 13/89. Viene definito, in questa occasione ed in una accezione più ampia, il concetto di "barriera architettonica" e si delineano tre livelli qualitativi di progettazione e costruzione, espressi attraverso i concetti di: accessibilità, visitabilità ed adattabilità.

All'art. 2 del decreto 236 del 1989 si legge:

a) per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
b) per visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
c) per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Accessibilità (concetto più importante).
Un edificio e le singole unità immobiliari che lo compongono possono essere raggiunte e percorse senza limitazione alcuna da una persona portatrice di handicap che si muove su sedia a ruote. All'esterno deve esserci almeno un percorso senza barriere architettoniche (gradine ed ostacoli). Negli edifici con più di tre piani è obbligatoria l'installazione di un ascensore. Per gli edifici fino a tre piani deve essere garantito l'accesso al piano terra e la possibilità di una futura installazione di meccanismi di elevazione per i piani superiori, qualore se ne presenti l'esigenza. Almeno il 5% degli alloggi di edilizia sovvenzionata devono risultare accessibili con un minimo di 1 unità per ogni intervento.

Visitabilità.
Si tratta di un'accessibilità limitata ad alcune parti dell'edificio e delle singole unità immobiliari. Tale requisito si intende soddisfatto quando è garantito l'accesso agli spazi di soggiorno, ad un servizio igienico e ai percorsi di collegamento.

Adattabilità.
Rappresenta un livello ridotto di qualità, infatti gli spazi devono essere progettati in modo tale da renderli accessibili con poche trasformazioni che abbiano un costo limitato (l'ampliamento delle forature per le porte, l'asportazione di un bidet per dare spazio di manovra ad una carrozzella in un bagno, ecc.).


continua................
Reply archibonarrigo
4:26 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.
Cosa dice la Legge 13/1989 circa le barriere architettoniche

Legge 13/1989.
Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati (9 gennaio 1989) ...


Alcune soluzioni tecniche:
-porte, larghezza minima 75 cm e spazi di manovra adeguati;
-infissi esterni, altezza della maniglia e/o del dispositivo di comando elettrico compresa tra 1,00 m e 1,30 m;
-servizi igienici, deve essere consentito l'accostamento laterale alla tazza wc, bidet, vasca, doccia, lavatrice e l'accostamento frontale al lavabo, tenendo in conto la necessità di tutti gli spazi di manovra. La doccia deve essere a sedile ribaltabile e dotata di telefono, devono inoltre essere presenti i maniglioni ed il corrimano per consentire lo spostamento dalla sedia ai sanitari;
-percorsi orizzontali e corridoi, devono essere larghi almeno 1,00 m e avere ogni 10 m circa degli slarghi per consentire l'inversione di manovra con la sedia a ruote;
-rampe, non possono superare un dislivello superiore a 3,20 m, larghezza minima di 0,90 m o 1,50 m, se si vuole consentire l'incrocio di due persone, ogni 10 m ed in presenza di interruzioni mediante porte, la rampa deve prevedere un ripiano di dimensioni 1,50 x 1,50 m. La pendenza non può superare l'8%.
-ascensore di edifici nuovi non residenziali, cabina di dimensioni minime 1,40 (profondità) x 1,10 m (larghezza), porta sul lato corto e luce netta di 0,80 m. Pianerottolo antistante minimo di 1,50 x 1,50 m.
-ascensore di edifici nuovi residenziali, cabina di dimensioni minime 1,30 (prof.) x 0,95 (largh.), porta sul lato corto e luce netta di 0,80 m. Pianerottolo antistante minimo di 1,50 x 1,50 m.
-ascensore in caso di adeguamento di edifici preesistenti dove non sia possibile l'installazione di cabine di dimensioni superiori, dimensioni minime: cabina 1,30 x 0,95 m, porta sul lato corto e luce netta di 0,80 m, pianerottolo antistante minimo 1,50 x 1,50 m.

fonte: *http://www.bonarrigo.tk
Reply pasquale
10:10 AM on July 25, 2010 
Pasquale Bonarrigo interior design - newsletter

Progettare con le emozioni.

Il lavoro dell'architetto non è un lavoro tecnico,
o meglio non soltanto.

Disegnare la casa di una o più persone non
significa solamente suddividere
gli spazi, organizzare i movimenti. E' un lavoro molto più
profondo che consiste nel creare lo spazio di vita di una
famiglia; nel modellare gli ambienti che accoglieranno
le loro attività più intime.

Per questo abbiamo intitolato l'editoriale:
Progettare con le emozioni.
Perchè in definitiva questo è ciò di cui
ci occupiamo e che spieghiamo
nella nuova homepage del nostro sito di interior design.

www.wix.com/ArchiBonarrigo/home

Un mondo dedicato all' architettura di interni.
Reply archibonarrigo
6:50 AM on January 20, 2011 
Aga Khan Award for Architecture

by Architecture Pasquale Bonarrigo
www.bonarrigo.tk

There's probably more raw creativity, inspiration, and charm in this collection of relatively humble projects than in a typical dozen starchitect masterpieces.

Near Córdoba, Spain, stand the extensive remains of Madinat al-Zahra, a tenth-century Islamic palace city.

Nearby, a contemporary museum interprets the archeological site within a subtle and deferential structure. Nieto Sobejano Arquitectos arranged the museum's main public functions in a cloister around a courtyard ? a form found in both the excavated buildings and the old town of Córdoba.

The museum's restrained material palette of white concrete, iroko wood, and limestone paving is intended to evoke the rough retaining walls and temporary structures of an archeological dig.

The Madinat al-Zahra Museum is one of five projects recently honored with the Aga Khan Award for Architecture. Established in 1977 by His Highness the Aga Khan, Imam of the Shia Imami Ismaili Muslims, the triennial award recognizes excellence in the built environment, coupled with contributions to quality of life, in societies in which Muslims have a significant presence.

The group of projects honored for 2010 is small but diverse, including a tiny school in rural China, a new textile factory in Turkey, the restoration of colonial architecture in Tunisia, and a large-scale waterway redevelopment in Saudi Arabia. The jury noted that issues of identity and plurality emerged as guiding principles for the 2010 selections, and praised the award recipients and the other 14 shortlisted projects for exhibiting a "responsible quality, of treading lightly on earth."

by Architecture Pasquale Bonarrigo
www.bonarrigo.tk
Reply SgmWF
10:48 AM on December 10, 2021 
Reply WjiDT
12:30 PM on December 12, 2021