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Rilievi & Restituzioni Fotogrammetriche

Posted by archibonarrigo on December 9, 2009 at 6:20 PM


Rilievi e Restituzioni Fotogrammetriche


Rilievi, strumentali con stazione totale laser di facciate storiche, facciate digrandi dimensioni, elementi strutturali, e di tutti gli elementiriconducibili a rilievo fotogrammetrico.

 

► Con l' appoggio di rilievi fotografici in alta risoluzione, restituiamol'oggetto rilevato, in maniera estremamente capillare e precisa,consegnando al committente, la fotografica rototraslata perfettaente inscala, e la conversione in formato dwg vettoriale, sia degli elementipropri (finestre, porte, greche), sia degli elementi derivati (crepe,fessure, distacchi di intonaco,ecc).La consegna avviene in formato dwg © secondo la release scelta,georeferenziato.


Rilievo



Restituzione Fotogrammetrica






Grafica 3D Rendering di Esterni


Rendering, di esterni in grado di ambientare il modello tridimensionale inqualsiasi situazione atmosferica e ambientale. La possibilità dirichiedere rendering notturni o diurni, scegliendo in anticipol'intensità di luce che la committenza riterrà più opportuna.


► Valorizzazione del progetto architettonico aggiungendo un alto grado direalismo e un pizzico di fantasia. Il render finale verrà sviluppatosfruttando le migliori angolazioni e viste, risaltando al meglio iparticolari architettonici e creativi del progetto.

 



Designer architetto Bonarrigo

 

 

Global Architecture srl © architect designer bonarrigo


 

Corso Vittorio Emanuele ≈ 20152 ≈ Milano ≈ Italy


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36 Comments

Reply archibonarrigo
3:04 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

A cosa serve lo zoning.

E' uno dei fondamentali e più diffusi strumenti di disciplina dello sviluppo urbano, che consiste, essenzialmente, nel vincolare l'uso del suolo a destinazioni prefissate (residenza, industria, commercio, ecc...), specificate nel piano regolatore; insieme alle disposizioni sulla viabilità e sulle attrezzature, esso costituisce l'ossatura del piano.

Sotto l'aspetto tecnco, la zonizzazione è anzitutto intesa al contatto delle densità urbane e quindi della distribuzione demografica degli insediamenti nel territorio; in secondo luogo essa mira a costituire la trama strutturale e quindi il sostegno logico della forma urbana.

Questi scopi, tuttavia, sono difficilmente raggiungibili con la zonizzazione, che l'esperienza ha dimostrato strumento imperfetto. Nonostante la sua larghissima fortuna, essa resta in sé un mezzo che ha il limite di accettare e radicalizzare la tendenza alla settorializzazione propria della società contemporanea. Per questo la zonizzazione, anche se tutt'ora largamente impiegata, è ritenuta strumento superato, ove non sia sorretta da altri accorgimenti.
Reply archibonarrigo
3:06 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

A cosa servono i pozzetti ispezionabili.

I pozzetti ispezionabili facilitano le operazioni di manutenzione e d'ispezione di un impianto interrato.

Si utilizzano per impianti di fognatura, acquedotti e cavidotti
Possono essere costruiti in muratura o prefabbricati in c.a. con coperchi (carrabili o pedonali) in c.a. o ghisa. Hanno dimensioni diverse a seconda della loro funzione (per l'ispezione di tubature fognarie non possono essere più piccoli di un cubo di 70 cm x 70 cm e devono essere collocati ogni 50 m e ad ogni cambio di direzione).

Per le fognature si possono avere pozzetti:
di raccolta per acque piovane (dette anche bianche o meteoriche) con griglia e vasca per sifone;
di direzione e di raccordo nei punti in cui convergono più tubazioni e devono essere convogliati in un'unica direzione;
d'ispezione alle condotte per manutenzione;
di servizio per alloggio pompe di sollevamento ove non esiste pendenza naturale.

Per acquedotti si possono avere pozzetti:
di depressione, per abbassare la pressione nelle tubazioni e portarla a quella di normale esercizio;
di servizio per alloggio di sfiati (tipo Roma o Crotone) saracinesche di sezionamento e scarichi di fondo.

Per cavidotti si possono avere pozzetti:
per infilare e sfilare cavi dalle tubature di protezione;
di servizio per le varie apparecchiature tecniche.
Reply archibonarrigo
3:08 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cos'è e a cosa serve una vasca biologica.

E' una vasca in cemento o in resina da posare in soluzione interrata al termine dell'impianto di smaltimento delle acque nere (liquami dei bagni) costituita al suo interno da due camere comunicanti solo nella parte superiore della vasca.

Il suo funzionamento è basato sull'azione biologica che la flora batterica esercita sulla parte solida dei liquami. Questo "esercito" di batteri si nutre e "digerisce", dando come risultato un fango solido che per decandazione si deposita nella prima delle due camere interne della vasca (camera di "digestione"). Nella parte superiore della camera resta dunque l'acqua depurata per la maggior parte per decantazione e, sfiorando la sommità della parete interna si trasferisce nella seconda camera da dove, depurandosi ulteriormente sempre per decantazione, viene smaltita attraverso il tubo di uscita posto ad una quota leggermente più bassa della parete intermedia e quindi se ne va in fognatura comunale (se c'è l'allaccio) oppure in dispersione, oppure in fitodepurazione, oppure da nessuna parte nel caso in cui sia previsto lo smaltimento attraverso l'aspirazione periodica da parte di autospurgo.

Il sistema di allaccio dipende dai vari regolamenti comunali e dai sistemi di gestione delle società pubbliche che gestiscono la rete fognaria.
Reply archibonarrigo
3:18 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Com'è fatta una sezione stradale.

Una sezione stradale normalmente è a "schiena d'asino" per agevolare il deflusso delle acque meteoriche lungo i bordi dove si trovano gli appositi pozzetti di raccolta.
La realizzazione di una sede stradale inizia sempre dallo sbancamento di 40-50 cm pari alla larghezza della strada che deve essere opportunamente spianato per l'alloggiamento dello strato del tessuto non armato.

Gli strati dall'alto verso il basso della sezione sono:
asfalto (8 cm);
stabilizzato (10 cm);
ciotolame (30 cm);
tessuto non tessuto armato;
terra.
Reply archibonarrigo
3:24 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Come è fatto l'intonaco...

L'intonaco rappresenta il sistema di finitura più economico per i diversi elementi costruttivi, la superficie di "sacrificio". Esso è costituito da un insieme di strati di malta.
Per gli intonaci esterni le malte devono essere preparate in modo tale da resistere agli agenti atmosferici, sono pertanto utilizzate malte cementizie o, meglio, eseguite in calce idraulica in quanto meno sensibili ai fenomeni di ritiro e fessurazione.
L'intonaco è facilmente aggrappabile su superfici in muratura o in cls, purché non eccessivamente lisce, in caso contrario si deve ricorrere a reti metalliche o particolari collanti sintetici.
L'esecuzione dell'intonaco richiede una prima operazione di pulitura e raschiatura della parete di supporto con abbondante bagnatura di quest'ultima, in modo che non venga sottratta acqua all'indurimento dei successivi strati di malta che verranno applicati.
Si procede quindi all'esecuzione dell'intonaco grezzo o arricciatura, costituito da due strati di malta, il primo destinato all'aggrappaggio, il secondo con funzione di livellamento.
Il terzo strato è quello che dà la finitura e a seconda del tipo di malta e della lavorazione si avranno diverse soluzioni (intonaco a gesso, graffiato, a marmiglia, martellinato, ecc.).
Il completamento può prevedere la coloritura finale.
Esistono anche intonaci addittivati con sostanze idrorepellenti o resine epossidiche che conferiscono alle pareti notevoli proprietà impermeabilizzanti.
Normalmente lo strato di intonaco varia tra 1,5 cm e 2,5 cm.
Reply archibonarrigo
3:26 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Che funzione ha e come è fatto un vespaio...

Il vespaio è uno dei sistemi più semplici di protezione dall'umidità che si possono prevedere negli attacchi a terra degli edifici per assicurare che l'acqua contenuta nel terreno non si infiltri nelle strutture a diretto contatto con esso o non renda umidi i locali seminterrati o interrati.
Lo spessore del vespaio per le superfici orizzontali deve essere di circa 30-35 cm, per le superifici verticali si fa uno scavo nel terreno dalla quota di campagna fino alla quota di imposta della fondazione, si getta una cunetta di raccolta in c.a. con adeguata pendenza per lo smaltimento delle acque infiltrate e si assestano a mano pezzami di pietra a ridosso delle murature.
La muratura, prima della realizzazione del vespaio, può essere trattata con una mano di catramina o impermeabilizzata con una guaina di bitume.
Con un vespaio ventilato si diluisce anche la percentuale di radon (gas radiottivo) che dal terreno arriva ai locali abitati.
Reply archibonarrigo
3:28 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Con quale criterio si determina la pendenza di un tetto...

1. La pendenza di una falda di copertura è data dal rapporto tra il dislivello compreso tra la linea di gronda ed il colmo e la loro distanza in proiezione ortogonale.
Tale rapporto si esprime in percentuale %.
La pendenza della falda è determinata sempre in relazione al tipo di prodotto usato come manto di copertura. Esso può essere a sovrapposizione fissa, se esiste un unico modo di posizionamento (ad esempio, tegole piane in laterizio) oppure a sovrapposizione variabile se è possibile variare in fase di posa tale valore (ad esempio, lastre piane o ondulate di metallo).
Nel primo caso si individuano valori di pendenza minimi (30%-35%) al di sotto dei quali non è più garantita l'impermeabilità della copertura.
Nel secondo caso le pendenze, a parità di altre condizioni (lunghezza della falda, regione climatica, esposizione locale), sono legate al valore di sovrapposizione.
Perciò riducendo le pendenze occorre aumentare la sovrapposizione e viceversa.
Analogamente con l'aumentare della lunghezza della falda occorre aumentare la pendenza, ciò perché nelle falde lunghe si hanno maggiori quantità d'acqua di ruscellamento nelle zone di copertura più basse.
In genere i produttori segnalano i valori massimi di lunghezza di falda, oltre i quali conviene dividere in parti la stessa ricorrendo ad un canale intermedio di raccolta delle acque meteoriche (o bianche). Oltre al valore di pendenza minima della falda, per molti prodotti occorre definire una pendenza massima, oltra la quale è richiesto il fissaggio degli stessi su opportuni elementi di supporto per evitare lo scivolamento.

Percentuali e gradi:

100% = 45°
Reply archibonarrigo
3:29 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Com'è fatta la sezione di una parete di vetrocemento...

Una parete in vetrocemento ("glass brick" o "glass block" in inglese) è realizzata con "mattoni" in vetro tenuti da una cornice cementizia: gli elementi modulari possono avere diverse dimensioni, 15x15 cm, 20x 20 cm, 30x30 cm o 45x45 cm per le forme quadrate, 12x15 cm per quelle rettangolari; lo spessore varia dai 6 agli 8 cm.
La messa in opera richiede tempo e precisione. La parete è realizzata preparando dapprima una cornice d'inserimento lungo l'intero perimetro, mediante la predisposizione di cartoni catramati e feltri bitumati, in modo da consentire piccole traslazioni o rotazioni. Quindi si inizia il posizionamento dei mattoni, previa disposizione di armatura metallica in giunti verticali e orizzontali che vengono sigillati con interposizione di malta cementizia o collante nel caso di divisori interni.
La connessione alle strutture murarie è assicurata tramite incasso o profili metallici.
I mattoni in vetro possono essere semplici o doppi, quest'ultimi presentano una doppia parete vetrata saldata a fuoco con interposta camera d'aria disidratata e forniscono alle pareti un miglior isolamento termo-acustico, sono generalmente utilizzati per tamponature esterne.
Reply archibonarrigo
3:31 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cos'è l'MDF . . .

L' MDF (Medium density fibreboard) viene considerato un derivato del legno: è il più famoso e diffuso della famiglia dei 'Pannelli di Fibra' comprendenti tre categorie distinte in base al processo impiegato e alla densità: bassa (LDF), media (MDF) e alta (HDF).

Il processo di produzione
La materia prima utilizzata comprende molti tipi di legno, siano essi tondame, scarto o cascame di lavorazione, preferibilmente di Conifera. Partendo dal tondame, esso viene di solito prima scortecciato, poi cippato, con l'ausilio di sminuzzatrici o frammentatrici, e poi selezionato e controllato per eliminare eventuali traccie estranee ed eventuali pezzi troppo grandi mal sminuzzati. In alcuni casi il tondame viene cippato in bosco senza essere scortecciato, anche se una eccessiva percentuale di corteccia tende a peggiorare le caratteristiche dei pannelli. La raffinazione per trasformare i frammenti di legno in fibra, viene eseguita attraverso la macinazione per rompere i legami esistenti e formare una pasta di fibre, facilitata da immersione in acqua, l'ausilio di vapore e calore o con trattamenti chimici a base di sostanze alcaline che indeboliscono i legami della lignina, e può avvenire attraverso due diversi procedimenti: per via secca, e per via umida.

Il procedimento per via secca
L'essiccazione delle fibre di legno avviene per mezzo di aria calda; dipende dal metodo di applicazione della colla: può essere applicata durante o dopo l'essiccazione o direttamente all'uscita dello sfibratore. Le resine impiegate (di solito UF o PF) possono quindi essere addizionate alle fibre sfruttando la turbolenza dell'aria che assicura una buona miscelazione della resina. Successivamente le fibre incollate vengono disposte a formare un materasso ad un solo strato su un di nastro tessuto o perforato, in maniera più regolare ed uniforme possibile onde evitare variazioni di altezza o densità, Sotto il nastro viene applicata una depressione. Data la massa volumica molto bassa delle fibre con la resina (15/18 kg/m³) l'altezza dei materassi che si formano è piuttosto elevata, ragion per cui si rende necessaria una compressione preliminare a freddo che serve a ad eliminare eventuali tasche d'aria, compatti il materasso e riduca l'altezza iniziale a 1/5 - 1/6. Al termine di questa operazione, il materasso tende a rigonfiare e recuperare parte dello spessore. Per ottenere pannelli di grandi spessori occorre sovrapporre più materassi di fibre pre-pressati: una sovrapposizione senza pre-pressatura non sarebbe possibile per la dimensione troppo elevata del materasso. La pressatura avviene in presse monovano o multivano, dopo che il materasso viene tagliato, a temperature di circa 140-165°C per UF e 190° per PF. La compattezza del pannello in pressa impedisce la liberazione del vapore accumulato, per cui la pressatura deve procedere in più fasi di pressione e scarico, per facilitarne la fuoriuscita. Le pressioni utilizzate vanno dai 35 ai 60 Kg/cm² e variano in funzione della massa volumica che si vuole conferire al pannello.


Collegamenti esterni:
Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Medium-density_fibreboard
Reply archibonarrigo
3:32 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cos'è l'MDF . . .

L' MDF (Medium density fibreboard) viene considerato un derivato del legno: è il più famoso e diffuso della famiglia dei 'Pannelli di Fibra' comprendenti tre categorie distinte in base al processo impiegato e alla densità: bassa (LDF), media (MDF) e alta (HDF).


Il procedimento per via umida
Detto anche 'Feltratura per via umida', differisce dal precedente in quanto, viene utilizzata l'acqua come mezzo di distribuzione delle fibre nel materasso (rendendo il processo come "estensione" del processo tecnologico della Carta, e non vengono di solito impiegati leganti aggiuntivi: se le fibre lignocellulosiche contengono sufficiente lignina e se questa non si altera durante le operazioni di sfibratura (per idrolisi), la lignina stessa viene impiegata come legante, trasformandosi, sotto l'azione del calore e della pressione, in adesivo termoplastico. La giusta quantità, necessaria alla formazione di un pannello, di fibre e acqua miscelate, viene posizionata su di un piano che ha proprietà di permeabilità nei confronti dell'acqua (ad esempio può essere formato da una fitta rete), dopodicchè viene applicata una depressione al di sotto del piano, che aggiunta all'azione di cilindri pressori che schiacciano la miscela, fa si che venga rimossa l'acqua in eccesso. Segue l'operazione di pressatura, di durata compresa fra i 5 e i 15 minuti, effettuata in presse multivano in tre fasi successive: una prima fase in cui viene applicata un'alta pressione che rimuove gran parte dell'acqua e riduce lo spessore del pannello al valore desiderato; la seconda fase prevede una pressione ridotta che serve alla fuoriuscita controllata del vapore; la terza fase è quella della pressatura definitiva del pannello che viene effettuata a temperature elevate (fino a 210°C) e con pressioni variabili (max 50kg/cm²) in base alla massa volumica finale che si vuole ottenere. L'utilizzo combinato di alta temperatura e pressione permette di utilizzare la lignina, il polimero che è contenuto naturalmente nel legno, come legante per i legami fibra-fibra, grazie proprio alle sue caratteristiche termoplastiche e al processo che ne deriva di plasticizzazione e ricementazione.


Collegamenti esterni:
Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Medium-density_fibreboard
Reply archibonarrigo
3:33 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Com'è la tessitura della muratura a due e a tre teste...

Gli spessori dei muri in laterizio sono ottenuti e misurati come multipli della larghezza o "testa" del mattone utilizzato. La "testa" è perciò il modulo base di riferimento.
Un muro il cui spessore è uguale alla larghezza di un mattone si definisce "a una testa";
un muro il cui spessore è uguale alla lunghezza (o a due volte la larghezza) di un mattone si definisce "a due teste";
un muro il cui spessore è uguale ad una lunghezza e mezzo (o a tre volte la larghezza) di un mattone si definisce "a tre teste" e così via.
Normalmente il mattone pieno (quello unificato) misura 5,5 cm x 12 cm (la testa) x 25 cm, per cui le misure delle murature corrisponderanno alle seguenti misure:
muro ad "una testa" = 12 cm
muro a "due teste" = 25 cm (un mattone in lunghezza oppure due mattoni di testa ed 1 cm di malta di separazione)
muro a "tre teste" = 38 cm (un mattone in lunghezza separato da 1 cm di malta da un mattone di testa oppure tre mattoni di testa separati da due spessori da 1 cm di malta).
Reply archibonarrigo
3:34 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Come sono fatti i "muri a cassetta" . . .

Il muro "a cassetta" è un sistema di isolamento alternativo al rivestimento a cappotto.
Il sistema è costituito da due pareti (teoricamente a tenuta stagna) separate da una camera d'aria (intercapedine) al cui interno è può essere inserito uno strato isolante (Il valore della trasmittanza termica si alza se si prevede solo la camera d'aria senza isolante.). La parete più esterna è più pesante e ha una dimensione maggiore mentre la parete interna più leggera ha uno spessore minore.
La parete esterna è realizzata con mattoni o blocchi pieni o forati, disposti ad una o due teste.
La superficie esterna può essere intonacata o lasciata a vista, oppure finita con vari rivestimenti.
La parete interna è di solito di mattoni forati posti in foglio.
Una delle superfici delimitanti l'intercapedine può essere attrezzata con opportuno materiale isolante.

La posa in opera:
generalmente avviene partendo dalla parete esterna che, una volta completata, viene opportunamente isolata;
quindi si procede alla realizzazione della parete interna ad una distanza non superiore ai 10 cm, con misure ottimali intorno ai 5-6 cm quando c'è anche l'isolante. Ciò per evitare la formazione di movimenti d'aria all'interno delle intercapedini stesse che farebbero aumentare la capacità di trasmissione termica della parete, diminuendone il potere isolante.
La fodera interna può essere realizzata anche con materiali diversi, quali ad esempio le lastre in latero-gesso, o i pannelli in cartongesso.
Reply archibonarrigo
3:37 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Che cos'è un infisso a "taglio termico" e a "giunto aperto" . . .

Gli infissi "a taglio termico" e a "giunto aperto" sono particolari infissi, generalmente in alluminio, atti a garantire una migliore tenuta nei confronti delle dispersioni termiche e a risolvere il problema del ponte termico in corrispondenza dei serramenti.
Infatti la guarnizione esterna utilizzata nei serramenti normali non è sufficiente ad evitare infiltrazioni di aria ed acqua all'interno del serramento quando, ad esempio, in presenza di elevata pressione esterna il profilo dell'anta tende ad inflettersi determinando il distacco della guarnizione dal controtelaio.
Nel caso di infissi "a giunto aperto" l'acqua eventualmente penetrata all'interno viene drenata attraverso fori di scarico grazie ad un fenomeno di equilibrio della pressione interna al profilato con quella esterna, che rende noto questo tipo di infisso anche con il nome di "giunto a compensazione di pressione".
I profilati a "taglio termico", invece, si basano sul principio dell'interruzione della continuità del metallo attraverso l'inserimento di un opportuno materiale a bassa conducibilità termica in corrispondenza di una camera interna al profilato.
Il sistema più diffuso consiste nell'iniettare una schiuma poliuretanica all'interno del profilato estruso e provvedere alla successiva asportazione meccanica di strisce dell'estruso.
Ai fini termici può avere importanza anche la finitura superficiale dei profilati, infatti lo scambio di calore per irraggiamento è diverso in relazione alle caratteristiche dello strato superficiale (lucidato, satinato) e del colore (naturale, bronzo).
Reply archibonarrigo
3:39 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Come si montano e di che materiale possono essere i controsoffitti . . .

Si definisce "controsoffitto" una struttura di tipo leggero, collegata all'intradosso del solaio con funzione di isolamento termo-acustico e/o di mascheramento di impianti e travature in genere.
I controsoffitti sono costituiti da:
una struttura di sostegno realizzata con intelaiature (legno, metallo) fissate al soffitto o lungo le pareti perimetrali, oppure appese con sospensioni (pendini) all'intradosso del solaio;
una chiusura o schermatura, a seconda che sia una controsoffittatura piena o grigliata.
La chiusura è di tipo continuo e si realizza fissando alla struttura di sostegno una rete metallica a piccole maglie (graticcio) o un lamierino sui quali viene applicato, dal basso, l'intonaco realizzato con malta di calce o cemento. Questa soluzione, per le caratteristiche di inamovibilità, viene utilizzata quando ad un controsoffitto non sono richiesti requisiti di ispezionabilità e/o di flessibilità.
La chiusura realizzata con elementi modulari è invece di tipo discontinuo per la presenza dei giunti di connessione fra i diversi elementi che sono facilmente smontabili, risultando particolarmente adatti al passaggio degli impianti.
La schermatura si realizza con elementi modulari aperti, costituiti da griglie organizzate in vere e proprie maglie, quest'ultime sono studiate per conferire alla controsoffittatura proprietà fonoassorbenti.
Le caratteristiche fondamentali per un controsoffitto sono la resistenza meccanica, un elevato potere termocoibente, un elevato potere fonoassorbente, caratteristiche di imputrescibilità e durata.
I materiali più comuni per la loro realizzazione sono il legno, il gesso o cartongesso, le fibre minerali, i materiali isolanti in genere, i materiali plastici, i materiali metallici, i laminati.
In generale i controsoffitti in materiali isolanti o fibre minerali offrono una resistenza meccanica inferiore a quelli realizzati in legno o in metallo, ma presentano al comtempo un maggiore potere isolante.
Reply archibonarrigo
3:40 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Quale deve essere la giusta esposizione di un edificio rispetto ai punti
cardinali . . .

La collocazione dell'edificio nell'area interessata deve comportare un'attenta valutazione della sagoma e dell'altezza degli edifici circostanti, in relazione al percorso del sole in inverno ed in estate, al fine di individuare le zone d'ombra e le zone di massima insolazione.
Nei climi temperati l'orientamento da preferire è quello con sviluppo dell'edificio lungo la direzione Est-Ovest (asse eliotermico), con sviluppo di superfici vetrate a Sud e superfici piene a Nord.
In altre condizioni climatiche può risultare vantaggioso posizionare l'edificio secondo direzioni diverse da quelle dell'asse eliotermico.
La progettazione e la distribuzione degli spazi interni dovrà seguire la stessa logica al fine di garantire condizioni di benessere climatico.
In generale, si dovranno disporre a Nord tutti quegli ambienti che non necessitano di particolare illuminazione, quali scale, corridoi, servizi, lasciando alle zone giorno o agli spazi lavorativi di primaria importanza, gran parte dello sviluppo lungo la facciata Sud.
Le camere da letto potranno essere disposte a Sud-Est, Sud-Ovest, le cucine generalmente ad Est, preferendo per queste, soprattutto d'estate, il sole meno caldo della mattina.
L'ingresso deve essere protetto per difendere lo spazio interno dall'aria fredda che entra ogni volta che si apre la porta, in primo luogo si deve avere l'avvertenza di non esporre mai l'entrata all'azione dei venti invernali dominanti.
A questo proposito sarebbe sempre necessario proteggere la parete Nord dall'azione del vento, ad esempio su terreni con pendenza verso Sud si preferisce incassare l'edificio per sfruttare l'azione di protezione della parete determinata dallo scavo.
Reply archibonarrigo
3:41 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Dove si deve mettere la barriera la vapore e perché...

La barriera al vapore si trova all'interno degli elementi costruttivi perimetrali (tamponature e solai) e serve a proteggere l'isolante dalle infiltrazioni di acqua dovute all'eventuale formazione di condensa negli strati interni.
Infatti i materiali isolanti perdono quasi totalmente la loro capacità termo-isolante quando vengono a contatto con l'acqua.
La posizione della barriera al vapore dipende sempre dal flusso del calore e deve esser messa a ridosso dell'isolante dalla parte da cui arriva l'aria calda dell'ambiente internco riscaldato.
La condensa si forma per effetto della presenza del vapore acqueo all'interno degli elementi costruttivi, in quanto tutti i materiali, compresi gli isolanti sono permeabili al flusso di vapore che si crea quando si hanno delle condizioni climatiche tali da avere all'interno una temperatura più alta che all'esterno. La pressione di saturazione del vapore (corrispondente alla massima quantità di vapore che l'aria può contenere ad una certa temperatura -Ps) diminuisce al diminuire della temperatura quando, ad esempio, l'aria passa attraverso i diversi strati di cui è costituita una parete, aventi tutti temperature progressivamente decrescenti verso l'esterno.
Si ha la formazione della condensa nelle zone in cui la Pressione effettiva del vapore (corrispondente alla quantità di vapore contenuta nell'aria ad una temperatura-Pd) raggiunge o supera il valore della Ps.
La funzione della barriera al vapore è quella di ridurre drasticamente la traspirabilità del materiale isolante per abbattere il valore della Pd del vapore in modo tale che il valore di quest'ultima si mantenga sempre al di sotto di quello della Ps per tutto lo spessore dell'elemento costruttivo interessato.
Reply archibonarrigo
3:43 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Cosa si intende per "isolamento a cappotto"...

L'isolamento a cappotto è un procedimento che consente di isolare dall'esterno le pareti di una costruzione, eliminando i ponti termici.
La disposizione dell?isolante per le pareti perimetrali è particolare perché invece di essere inserito nella parte interna della parete, viene posizionato verso l?esterno al fine di limitare le dispersioni invernali.
Tale disposizione è conveniente da molti punti di vista, ad esempio per evitare i fenomeni di condensa senza dover ricorrere all?uso di barriere al vapore che diminuiscono fortemente la traspirabilità della parete.
Infatti con l?isolante posto verso l?esterno il flusso di vapore acqueo attraversa prima gli strati meno porosi della parete in grado di abbattere con la loro resistenza la pressione effettiva in modo che questa non raggiunga mai il valore della Pressione di Saturazione.
Migliora inoltre, a parità di altre condizioni, l?inerzia termica della parete, ovvero la sua capacità di impedire che brusche variazioni di temperatura esterna si trasmettano all?interno con tutta la loro intensità e rapidità.
Infine con l?isolante che avvolge esternamente le pareti si eliminano molti dei ponti termici che si verificano nella maggior parte dei nodi strutturali nel caso di isolamento posto all?interno.
Lo svantaggio di questa soluzione tecnologica sembra essere quello di un costo eccessivo rispetto alla soluzione tradizionale.

I vantaggi:
50% di risparmio energetico sul riscaldamento;
barriera anti rumore e termica;
durata e stabilità nel tempo;
assorbimento d'acqua irrilevante.
Reply archibonarrigo
3:44 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Che cosa si intende con "ponte termico" e come si risolve...

I fenomeni di dispersione del calore non avvengono soltanto attraverso gli elementi costruttivi in direzione perpendicolare alle loro superfici, ma anche in corrispondenza di tutta una serie di punti critici dell'involucro edilizio, detti "ponti termici" che si configurano come vie privilegiate di trasmissione del calore, in quanto caratterizzati da maggiore trasmittanza rispetto al resto dell'involucro.
I ponti termici possono essere considerati come delle discontinuità di tipo sia geometrico che costruttivo.
Sono discontinuità geometriche quelli in corrispondenza degli angoli e delle intersezioni tra i diversi elementi costruttivi (muri, setti, solai, ecc.).
Sono invece discontinuità di tipo costruttivo quelle in corrispondenza delle interconnessioni tra sistemi e sottosistemi di completamento e nell'ambito di quest'ultimi i nodi strutturali, i serramenti ed i collegamenti di questi con la tamponatura rappresentano i casi più frequenti di ponti termici.
In corrispondenza dei nodi strutturali, il ponte termico si può risolvere con l'adozione di tamponature passanti o di isolamento a cappotto, in ogni caso si dovrà procedere alla protezione della discontinuità tecnica con interventi anche di tipo localizzato.
Per quanto riguarda i serramenti la risoluzione del ponte termico dipende dal tipo di serramento adottato, ad esempio, per garantire le minori dispersioni, si possono avere i vetri termoisolanti, gli infissi realizzati con materiali a bassa conducibilità termica, l'inserimento di guarnizioni nei punti di battuta tra infisso e tamponatura, ecc.
Reply archibonarrigo
3:45 PM on March 28, 2010 
Esami di Stato Architetti.

Qual è il diagramma di passaggio di una diatermica attraverso una parete esterna...

Nel periodo invernale gli elementi costruttivi costituenti l'involucro di un edificio riscaldato sono interessati dal passaggio di calore prodotto all'interno, verso l'ambiente esterno caratterizzato da una temperatura più bassa.
La trasmissione del calore avviene all'interno dei corpi solidi per conduzione, mentre tra i corpi solidi e l'aria per convezione e irraggiamento.
L'isolamento fornito da una parete esterna sarà tanto più efficace quanto minori risulteranno i flussi termici attraverso di essa, a parità di temperatura esterna ed interna, ovvero quanto maggiore sarà la resistenza termica della parete stessa.
La resistenza termica di una parete non omogenea sarà pari alla somma delle resistenze termiche dei singoli strati a cui si devono aggiungere gli scambi termici che avvengono tra le due superfici della parete e l'aria ambientale, sia interna che esterna.
Detti scambi sono regolati dai coefficienti di adduzione interno (alfa i) ed esterno (alfa e), i cui inversi, detti "resistenze liminari" sono i valori da sommare alle resistenze termiche dei singoli strati.
Lo scambio termico attraverso una parete è dovuto ad una serie di salti termici regolati dalle differenti temperature tra aria e superficie interna della parete, tra le facce dei diversi strati di materiale ed infine tra superficie esterna ed aria fredda.
La caduta di temperatura tra le due facce di uno strato solido dipende ovviamente dalla conducibilità lambda del materiale e risulterà tanto maggiore quanto minore é lambda, cioè quanto maggiori risultano le capacità isolanti del materiale.
Reply archibonarrigo
3:46 PM on March 28, 2010 
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Cosa si intende per "casa passiva" (passivhaus)...

La casa passiva (passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un'abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento "convenzionale", ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.

La casa è detta passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell'irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all'edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell'involucro durante la stagione fredda.

Questo tipo di costruzioni viene generalmente realizzato con legno strutturale, che è un isolante naturale.
http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva

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